Meredith – The face of an angel

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Pellicola liberamente ispirata al delitto di Perugia, avvenuto a novembre del 2007.

IL DELITTO
Meredith Kercher è una studentessa inglese che studia a Perugia nell’ambito del progetto Erasmus. Alloggia in un appartamento insieme ad altri studenti, tra i quali l’americana Amanda Knox. Il 1° novembre 2007 il corpo senza vita di Meredith viene ritrovato nella sua camera da letto. Amanda Knox e il suo fidanzato Raffaele Sollecito vengono interrogati, prima come testimoni e poi come accusati del delitto, insieme a Patrick Lumumba, titolare del bar in cui lavora ad Amanda, da cui viene additato. L’iter giudiziario è lungo e travagliato. Lumumba viene presto scagionato e risarcito, perché dimostra di avere un solido alibi; al suo posto viene accusato Rudy Guede, il quale si è recato in Germania subito dopo l’omicidio. Nella prima parte del processo, Amanda e Raffaele vengono condannati colpevoli, insieme a Guede. Il secondo appello però vede assolvere la coppia e riconfermare invece la condanna di Guede.

Il delitto di Perugia ha ottenuto grande risonanza nazionale, grazie alla stampa e ai media che si sono occupati da subito del caso. Le congetture e le ipotesi si sono susseguite per anni; anche adesso, a distanza di dieci anni, ci sono opinioni controverse sull’accaduto e sul movente. Anche all’estero i media hanno diverse volte trattato l’argomento, a causa della nazionalità della vittima e dell’imputata.

LA TRAMA
Meredith – The face of
an angel
racconta le vicende di Thomas, regista losangelino, che si reca a Siena (non a Perugia) per scrivere una sceneggiatura sull’omicidio di Elizabeth, di cui sono stati accusati l’amica Jessica e il suo fidanzato Carlo, insieme a Joseph, un ragazzo di colore. Thomas entra in contatto con Simone, una giornalista straniera di stanza a Roma, che lo introduce al suo circolo di amici giornalisti impegnati con il caso.

 

Il film avrebbe potuto scegliere diverse linee narrative e raccontare la vicenda da uno qualsiasi dei punti di vista offerti, ma raccoglie un po’ di tutto per aggrovigliare una vicenda già complicata.
Se avesse voluto semplicemente raccontare i fatti, sarebbe stato evidentemente schierato dalla parte di Amanda Knox; ma una presa di posizione, in qualsiasi direzione, toglie oggettività alla narrazione.
Inizialmente, pare che il film voglia criticare l’aggressività della stampa che parla dei protagonisti della tragedia in modo superficiale e irrispettoso, concentrandosi sulle vendite, più che sulla verità.
Poi, pare che il punto sia il processo, di cui vengono mostrati sprazzi e dettagli, i quali, se non si conosce il fatto di cronaca, sono del tutto inutili alla comprensione dell’accaduto.
Nel frattempo, si intreccia una breve e totalmente inutile storia d’amore fra Thomas e Simone. La donna, interpretata da Kate Beckinsale, è un personaggio inutile ai fini della narrazione, infilato nel film per coprire qualche buco e attirare il pubblico con una sensazione di erotismo.
Arriva anche Melanie (Cara Delevigne), studentessa in Erasmus che porta in giro Thomas per Siena e gli regala una copia della Vita Nova di Dante.
Alla fine, Thomas viene sollevato dall’incarico della sceneggiatura, perché ha sviluppato idee controverse sulla realizzazione del film: vuole strutturarlo come la Divina Commedia.

L’elemento dantesco è mal posizionato e trattato con la peggiore delle superficialità. Thomas, il quale ha un evidente problema di dipendenza da cocaina, soffre di allucinazioni che hanno come sfondo i tormenti dei dannati della Commedia. In uno dei suoi incubi si trova di fronte alle “porte degli inferi”, dove però la frase di benvenuto è riportata in inglese: dettaglio piuttosto fastidioso, se si considera che un semplice sottotitolo avrebbe permesso maggiore accuratezza.

Anche i personaggi sono caratterizzati in modo pessimo. Edoardo, un blogger di Siena che scrive dell’omicidio ed è convinto di sapere la verità, è descritto come un elemento ambiguo e inquietante, il quale ha comportamenti sconnessi e privi di qualsiasi scopo. È interpretato da Valerio Mastrandrea, un buon attore, decisamente sottovalutato nella pellicola.
Il protagonista Thomas a il volto di Daniel Bruhl, che è bravo, ma non al suo meglio; è evidente la mancanza di impegno e ispirazione. Delevigne, nel suo piccolo inutile ruolo, risulta simpatica.

L’Italia è descritta con l’utilizzo di una serie terrificante di stereotipi inesatti: i personaggi che si baciano sulle guancie ogni due minuti sullo schermo, come se noi ci salutassimo così ogni cinque minuti; la ragazza di ventanni che canta una canzone di Jovanotti; la gente per le strade che trasforma Siena nella città del peccato; la Polizia e la Procura inadeguate e perennemente in errore.

Alla fine, il regista Michael Winterbottom poteva sfornare un capolavoro alla stregua de Il caso spotlight, se non si fosse lasciato trascinare da decine di idee sconnesse fra loro, la scelta di un titolo che è evidentemente errato (se si pensa che vengono utilizzati altri nomi per i protagonisti, ma il nome è comunque quello della vittima; che sia per i soldi?) e una totale assenza di scopo.

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Linda Moncado

Linda Moncado

Nata il 13 settembre 1993 a Vimercate. Ho vissuto e frequentato le scuole nel piccolo paese brianzolo dove mia madre aveva un bar, da cui osservavo l'umanità. Ho frequentato il Liceo Linguistico a Monza. Sogno di fare la scrittrice da quando ero bambina e mi sono innamorata de Il richiamo della foresta di Jack London. Oggi i miei modelli letterari sono F.S. Fitzgerald, Hemingway e Garcia Marquez.

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